incipit
Appena vidi quel ragazzino alto e magro correre rasente i muri, un nome mi venne alle labbra, come un doloroso rigurgito: “Kalle!” “Cosa?” fece il camerata impugnando il kalashnikov per prendere la mira. Nulla, pensai, impugnando anch’io il mio mitra e prendendo la mira sui due ragazzi che correvano verso il muro.
Nulla. Ma in quell’istante mi resi conto di tutto: era la prima volta che pronunciavo quel nome, e questo mi diede uno capogiro: Kalle. Avevo sentito tante volte quel nomignolo da Damian, mio figlio, suo compagno di giochi, ma il suo nome completo era Karl-Heinz, ed era il figlio di Dieter, il fruttivendolo che nella nostra strada da tempo vendeva ormai solo rape e patate. Ed era il figlio di Martine, con la quale anni prima avevo avuto una relazione. Oggi Kalle avrà quanto, tredici anni? sembra uguale a me a quell’età, alto alto e magro magro, ma Martine m’ha sempre detto che non ero io il padre. E ha sempre difeso l’onore di suo marito, di quel marito che aveva tradito ma che amava di un amore malato ed esclusivo: allora certe cose non le capivo, per me era tutto bianco o nero, e solo dopo, vivendo in un grigio perenne, capii quanto in fondo la vita fosse fatta solo di sfumature: i colori accesi, le grandi passioni, vivono poco, come le farfalle e i fiori.
sinopsi
Un evento tragico nei ricordi di un vecchio uomo, di quando era guardia di frontiera nella parte est del Muro di Berlino. Venti anni dopo quell’evento il Muro cadrà e vent’anni dopo ancora è arrivato il momento di condividere questa memoria per far sì che certi drammi non passino invano.
personaggi
Kalle, abbreviazione di Karl-Heinz, è il protagonista del titolo ma è un protagonista inesistente, perché non ha modo di parlare di sé e riviviamo pochi momenti della sua vita attraverso il racconto dell’Io Narrante.
L’Io Narrante non si prensenta, non ha un nome. Ha solo un tragico fatto da raccontare attraverso il filtro della sua coscienza che è la sua famiglia.
Silke, è la moglie dell’Io Narrante che, a sua volta, non parla, non ha nulla da narrare, benché si esprima prepotentemente con le sue azioni e i suoi sguardi, determinanti affinché questa storia possa essere raccontata nel modo in cui viene raccontata.
Damian, il loro figlio. All’epoca dei fatti è un ragazzino e venti anni dopo sarà sul Muro di Berlino per contribuire ad abbatterlo, aiutando il padre ad abbattere il suo muro nell’anima affinché possa raccontare la sua storia.
Martine, è la madre di Kalle. Una figura fragile e tragica che spinge alle estreme conseguenze il suo senso di inadeguatezza, il suo dramma sentimentale e familiare che in un altro periodo avrebbe potuto essere un dramma borghese ma che in quel momento diventa un profondo dramma esistenziale.
Dieter, è il marito di Martine e il padre di Kalle. Un uomo che c’è solo nei ricordi e nel dramma di quella famiglia perché è fuggito all’Ovest abbandonando moglie e figlio. Spinto dal suo desiderio di libertà ma forse anche dal suo senso di inadeguatezza.
