Archive for maggio, 2010


Rosa e Celeste

incipit

Questa è una storia che può essere raccontata a partire da tanti inizi diversi, differenti epoche e luoghi lontani. È come un viaggio in cui nessuno avrebbe voluto viaggiare, e in cui ognuno non sa dove dovrà arrivare. Un viaggio fra anime e cuori che per risolversi ha anche bisogno di tornare indietro a riflettere su piccoli segni antichi, grandi misteri e, personalmente, vuoti vagabondare.

Luoghi ed epoche: la spensierata Perugia universitaria, o la mia vuota camera da letto in quest’appartamento di single in quest’umida Bologna. Oppure a Genova, dove avevo cominciato a insegnare, e quel giorno in cui ruppi il fidanzamento a un mese esatto dalle nozze. Tutti luoghi e periodi da cui questa storia potrebbe prendere inizio, per giungere, comunque, a una sola conclusione. Ma sarò ordinato e partirò dall’inizio, dalla mia infanzia a Marsala, con quei giochi di doppi e di specchi, e con quell’incontro fra Rosa e Celeste.

sinopsi

Come da incipit questa storia è un lungo vagabondare fra luoghi e memorie, sentimenti inespressi e antichi segreti da svelare… che disveleranno anche altri segreti inconfessati. Rosa e Celeste sono due donne siciliane che diventano amiche in un’epoca e un luogo in cui alle donne non restavano molte altre libertà. Ma è anche la storia dell’amicizia fra i loro figli e i loro mariti in un’armonia generale che una misteriosa lite spezzerà all’improvviso.

personaggi

L’io narrante, un cinquantenne che ripercorre i luoghi incantati della sua infanzia per trovare un senso alla sua realtà odierna. Come tutti gli altri personaggi di questa non ha un nome, perché gli unici nomi che contano sono quelli di Rosa e Celeste.

Rosa, sua madre, una casalinga riservata, che ha dovuto dimenticare quanto le piacesse ridere e scherzare, perché a suo marito questo non piaceva.

Celeste, un’altra casalinga che si diletta in lavori di sartoria, con una famiglia identica, per composizione, a quella di Rosa.

Il padre dell’io narrante, contadino tutto d’un pezzo di poche parole e pcohe ferree regole da imporre alla famiglia.

Il ferroviere, l’altro padre, il marito di Celeste, uomo forse un po’ più mite ma sempre un uomo in una Sicilia patriarcale degli anni Sessanta.

Il gemello diverso, l’amico d’infanzia del protagonista, figlio di Celeste e del ferroviere. Da adulto sarà ferroviere anche lui e torna a trovare l’antico amico d’infanzia per fare da messaggero fra Celeste e Rosa.

Incipit

Troppo spesso dimentico quanto bella e antica sia la mia terra. Fatta di scorci e memorie che da soli possono riempire di senso un’intera vita. Eppure, nomade nel cuore, me ne vado in  giro a cercare il nulla per riempire i vuoti che sento.

Quest’estate sono andato al matrimonio di mia cugina. La famiglia dello sposo, possedendo una masseria verso la piana di Catania, dalle parte di Vizzini, ha organizzato lì il ricevimento, ritrovando fra quelle vecchie mura il gusto vero di una festa antica.

sinopsi

Un breve racconto in cui si innesta un altro racconto, uno di quei magici momenti fra estranei che fanno di una giornata, già di per sé diversa, un momento speciale, di quelli che il cielo regala all’improvviso come momento di riflessione sulla propria vita.

personaggi

L’io narrante, spaesato invitato al matrimonio della cugina che, nell’allegra confusione, sente pià forte a solitudine sentimentale in cui è dopo la rottura con la sua ragazza.

‘Nzino, il vecchio massaro, che in un dialetto siciliano strettissimo e magico vuol far sorridere il triste invitato raccontandogli una sua tristezza antica.

Lasciami andare

incipit

Lo guardai negli occhi e vidi che non era il solito disperato in cerca di visibilità per il suo problema: un’ingiustizia sociale, la perdita del lavoro o della casa, un figlio conteso con la moglie separata. No, quell’uomo era su un cornicione a un sesto piano perché era un disperato vero.

Mi affacciai alla finestra più vicina, quella da cui era uscito lui, non perché fossi il più qualificato a parlargli, ma solo perché ero capitato lì. Non è come nei film americani che c’è sempre un “negoziatore” o uno psicologo comportamentale o semplicemente un eroe. E’ che nella pattuglia dei carabinieri arrivata per prima c’ero io, e siccome sono laureando in psicologia, il maresciallo ha mandato su me, “a parlare al rompicoglioni in attesa della tv”.

sinopsi

Una giornata speciale nella vita di un giovane carabiniere che si ritrova a dialogare con un uomo su un cornicione aspirante suicida. E nel corso di questo dialogo in cui l’uomo svela i perché del suo dolore, il giovane carabiniere si ritrova anche lui come su un cornicione mentale, a riconsiderare gli ultimi anni della sua giovane vita in cui ci sono, anche, segreti personali e dolori da svelare.

personaggi

Il carabiniere, che è anche l’io narrante, laureando in psicologia assurto al ruolo di potenziale eroe suo malgrado, con troppi riflettori puntanti addosso a malapena regge il peso di quello stress che da altrui si farà suo personale.

L’aspirante suicida sul cornicione, un uomo con molti dolori e troppi errori alle spalle, perseguitato da un fantasma che lui stesso ha creato e che l’ha portato fin lì.

incipit

Esiste solo ciò che vediamo, e tanto più attentamente lo guardiamo tanti più si fa esistente, reale, nitido; smargina dal fondo delle cose, come un’alga che dal profondo affiora alla superficie dell’acqua, una cosa che scontorna dalla scena in cui vive per colorarsi di più vividi colori, e suoni, e odori, che più e più rintessono, sotto i nostri occhi che osservano attenti, quei sentimenti di simpatia, e affetto, e amore, che ci prende per le cose che osserviamo.

E’ così che dalla folla mi vengono incontro certi visi, i loro nascosti sorrisi, certi sguardi, le loro luci segrete, certe parole, i loro pensieri taciuti. Fu così che posai il mio sguardo curioso su quel bambino curioso; bambino, per certi versi, come lo ero anch’io.

sinopsi

Uno sguardo su un bambino da uno strano punto di vista, quello di un essere che sembra provenire da un luogo alieno… Uno sguardo che vede questo bambino crescere, e fare cose importanti, ma il cui destino si compie contro ogni aspettativa. Una storia con uno sguardo su una vita reale da un mondo irreale.

protagonisti

l’io narrante, la voce protagonista, un essere che non dice nulla di sé ma che si intuisce provenire da un altro mondo.

Il bambino, che vive la sua vita, ricca di emozioni e di talento, osservato come una mosca da un entomologo.

Il papà del bambino, anche lui sotto la lente d’ingrandimento, uomo che cerca il senso delle cose senza mai comprenderlo pienamente.

La mamma del bambino, anche lei cieca nella sua passione umana, ma con la forza dell’intuito che hanno solo le mamme.

Incipit

Come ogni anno, a Natale, in tutta Italia, da nord a sud, vengono allestiti i “presepi viventi”, e così altrettanto nel paesino di Roccamàntica sperduto fra le montagne dei Nèbrodi, nella Sicilia profonda dei lupi. Ma colà, quest’anno, le cose avrebbero preso una piega imprevista.

Erano decenni che si borbottava ma nessuno riusciva, o voleva trovare, un rimedio all’antico problema: a impersonare i ruoli principali c’erano sempre i notabili, e la povera gente comune doveva accontentarsi di vestire i panni di contadini e pastori, che da quelle parti era come dire d’andare a fare il presepio coi vestiti di tutti i giorni, telefonini a parte.

Ma quest’anno la giunta di centro-sinistra, colà andata al potere per la prima volta nella storia della Repubblica, presieduta – novità nella novità – da una donna, la sindaca veterinaria, la giunta comunale indisse un pubblico concorso per mettere fine alla decennale ingiustizia presepistica-sociale: tutti coloro che volevano candidarsi ai ruoli principali dovevano far pervenire alla commissione – opportunamente nominata ad estrazione fra tutti i roccatani – una fotografia in costume del personaggio cui si ambiva.

Sinopsi

E” una favola moderna, e per lettori adulti, che partendo da un fatto di folklore diventa una critica sociale che dal particolare del paesino immaginario della Sicilia si ripercuote su tutto il territorio nazionale. Un fatto di cronaca locale che diventa cronaca e dibattito nazionale sulle differenze e la diversità, sull’identità di genere e la sessualità. Una storia ricca di personaggi caratteristici, situazioni divertenti e colpi di scena.

Personaggi

Rocco Bellachioma, il protagonista, è un giovane omosessuale che vivendo in una provincia ristrettissima anche nei valori sociali, ha attuato una sua fuga mentale dal quotidiano e ora, nell’occasione del presepio vivente, organizza una stupefacente fuga anche reale.

Donna Titina, sua madre, donna mite e sottomessa ai maschi di casa, il marito e il suocero, che sogna un riscatto come donna… attraverso la dirompente femminilità del figlio.

Ubaldo Bellachioma, suo padre, notajo, uomo forte e apparente tutto d’un pezzo che però deve cedere lo scettro di maschio alfa al suo vecchio padre, Rocco sr.

Don Procopio Pisicchio, il prete del paese, da sempre organizzatore e regista del presepio vivente che quest’anno si vede scippato del titolo dalla sindaca comunista.

Antonia, 23 anni, svogliata componente della giuria chiamata ad assegnare i ruoli del presepio, che però, sotto la sua aria sorniona, rivela una grande iniziativa che la condurrà ad essere una dei protagonisti della vicenda.

Efisio, altro componente della giuria, schierato fra i cosidetti progressisti contro la volontà del prete, ma solo per calcolo e tornaconto.

La bidella, altra componente della giuria intruppata fra i conservatori.

La sindaca di centro-sinistra alla cui iniziativa si deve questa nuova edizione del presepio vivente, che si rivelerà opportunista come chiunque altro.

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