Latest Entries »

Cuori Senza Limiti

Cuori Senza Limiti avrebbe potuto essere pubblicato come una raccolta di racconti di Autori Vari dato che la maggior parte delle storie sono raccontate in prima persona, e ogni personaggio diventa autore di se stesso, con un suo proprio stile che fa la sua storia unica, com’è unica la vita di ognuno di noi. E i limiti del cuore sono quelli che ci portiamo dentro perché condizionati da sentimenti inespressi, paure, disagi, ruoli sociali imposti dalle circostanze, identità sessuali, equilibri da non infrangere e segreti da non svelare. Per ognuno di questi personaggi è arrivato il momento di superare il proprio limite per aprire il proprio cuore a un’altra vita.

E la loro esperienza non finisce qui perché qui c’è la “posta del cuore” alla quale si può scrivere, direttamente a ognuno di loro, a quello che più ci sentiamo vicino, e lui o lei immancabilmente ti risponderà.
Clicca su “lascia un commento” e scrivi la tua lettera o il tuo pensiero.

Sul sito di Edizioni Montag
ci sono le istruzioni per acquistare il libro senza spese di spedizione.

Se invece hai un tuo carrello personale su Internet Book Shop clicca qui.

se vuoi scrivere privatamente ai personaggi o all’autore usa questa mail: cuorisenzalimiti@libero.it.

Se non hai una tua libreria di fiducia alla quale richiedere il libro che ti farà avere su ordinazione,
Lo trovi in esclusiva alla Libreria Borghese di via Fontanella di Borghese 64, tel. 066876403 a Roma. E a Catania alla Libreria Prampolini via Vittorio Emanuele II 333 tel. 095321099.

Rosa e Celeste

incipit

Questa è una storia che può essere raccontata a partire da tanti inizi diversi, differenti epoche e luoghi lontani. È come un viaggio in cui nessuno avrebbe voluto viaggiare, e in cui ognuno non sa dove dovrà arrivare. Un viaggio fra anime e cuori che per risolversi ha anche bisogno di tornare indietro a riflettere su piccoli segni antichi, grandi misteri e, personalmente, vuoti vagabondare.

Luoghi ed epoche: la spensierata Perugia universitaria, o la mia vuota camera da letto in quest’appartamento di single in quest’umida Bologna. Oppure a Genova, dove avevo cominciato a insegnare, e quel giorno in cui ruppi il fidanzamento a un mese esatto dalle nozze. Tutti luoghi e periodi da cui questa storia potrebbe prendere inizio, per giungere, comunque, a una sola conclusione. Ma sarò ordinato e partirò dall’inizio, dalla mia infanzia a Marsala, con quei giochi di doppi e di specchi, e con quell’incontro fra Rosa e Celeste.

sinopsi

Come da incipit questa storia è un lungo vagabondare fra luoghi e memorie, sentimenti inespressi e antichi segreti da svelare… che disveleranno anche altri segreti inconfessati. Rosa e Celeste sono due donne siciliane che diventano amiche in un’epoca e un luogo in cui alle donne non restavano molte altre libertà. Ma è anche la storia dell’amicizia fra i loro figli e i loro mariti in un’armonia generale che una misteriosa lite spezzerà all’improvviso.

personaggi

L’io narrante, un cinquantenne che ripercorre i luoghi incantati della sua infanzia per trovare un senso alla sua realtà odierna. Come tutti gli altri personaggi di questa non ha un nome, perché gli unici nomi che contano sono quelli di Rosa e Celeste.

Rosa, sua madre, una casalinga riservata, che ha dovuto dimenticare quanto le piacesse ridere e scherzare, perché a suo marito questo non piaceva.

Celeste, un’altra casalinga che si diletta in lavori di sartoria, con una famiglia identica, per composizione, a quella di Rosa.

Il padre dell’io narrante, contadino tutto d’un pezzo di poche parole e pcohe ferree regole da imporre alla famiglia.

Il ferroviere, l’altro padre, il marito di Celeste, uomo forse un po’ più mite ma sempre un uomo in una Sicilia patriarcale degli anni Sessanta.

Il gemello diverso, l’amico d’infanzia del protagonista, figlio di Celeste e del ferroviere. Da adulto sarà ferroviere anche lui e torna a trovare l’antico amico d’infanzia per fare da messaggero fra Celeste e Rosa.

Incipit

Troppo spesso dimentico quanto bella e antica sia la mia terra. Fatta di scorci e memorie che da soli possono riempire di senso un’intera vita. Eppure, nomade nel cuore, me ne vado in  giro a cercare il nulla per riempire i vuoti che sento.

Quest’estate sono andato al matrimonio di mia cugina. La famiglia dello sposo, possedendo una masseria verso la piana di Catania, dalle parte di Vizzini, ha organizzato lì il ricevimento, ritrovando fra quelle vecchie mura il gusto vero di una festa antica.

sinopsi

Un breve racconto in cui si innesta un altro racconto, uno di quei magici momenti fra estranei che fanno di una giornata, già di per sé diversa, un momento speciale, di quelli che il cielo regala all’improvviso come momento di riflessione sulla propria vita.

personaggi

L’io narrante, spaesato invitato al matrimonio della cugina che, nell’allegra confusione, sente pià forte a solitudine sentimentale in cui è dopo la rottura con la sua ragazza.

‘Nzino, il vecchio massaro, che in un dialetto siciliano strettissimo e magico vuol far sorridere il triste invitato raccontandogli una sua tristezza antica.

incipit

Lo guardai negli occhi e vidi che non era il solito disperato in cerca di visibilità per il suo problema: un’ingiustizia sociale, la perdita del lavoro o della casa, un figlio conteso con la moglie separata. No, quell’uomo era su un cornicione a un sesto piano perché era un disperato vero.

Mi affacciai alla finestra più vicina, quella da cui era uscito lui, non perché fossi il più qualificato a parlargli, ma solo perché ero capitato lì. Non è come nei film americani che c’è sempre un “negoziatore” o uno psicologo comportamentale o semplicemente un eroe. E’ che nella pattuglia dei carabinieri arrivata per prima c’ero io, e siccome sono laureando in psicologia, il maresciallo ha mandato su me, “a parlare al rompicoglioni in attesa della tv”.

sinopsi

Una giornata speciale nella vita di un giovane carabiniere che si ritrova a dialogare con un uomo su un cornicione aspirante suicida. E nel corso di questo dialogo in cui l’uomo svela i perché del suo dolore, il giovane carabiniere si ritrova anche lui come su un cornicione mentale, a riconsiderare gli ultimi anni della sua giovane vita in cui ci sono, anche, segreti personali e dolori da svelare.

personaggi

Il carabiniere, che è anche l’io narrante, laureando in psicologia assurto al ruolo di potenziale eroe suo malgrado, con troppi riflettori puntanti addosso a malapena regge il peso di quello stress che da altrui si farà suo personale.

L’aspirante suicida sul cornicione, un uomo con molti dolori e troppi errori alle spalle, perseguitato da un fantasma che lui stesso ha creato e che l’ha portato fin lì.

incipit

Esiste solo ciò che vediamo, e tanto più attentamente lo guardiamo tanti più si fa esistente, reale, nitido; smargina dal fondo delle cose, come un’alga che dal profondo affiora alla superficie dell’acqua, una cosa che scontorna dalla scena in cui vive per colorarsi di più vividi colori, e suoni, e odori, che più e più rintessono, sotto i nostri occhi che osservano attenti, quei sentimenti di simpatia, e affetto, e amore, che ci prende per le cose che osserviamo.

E’ così che dalla folla mi vengono incontro certi visi, i loro nascosti sorrisi, certi sguardi, le loro luci segrete, certe parole, i loro pensieri taciuti. Fu così che posai il mio sguardo curioso su quel bambino curioso; bambino, per certi versi, come lo ero anch’io.

sinopsi

Uno sguardo su un bambino da uno strano punto di vista, quello di un essere che sembra provenire da un luogo alieno… Uno sguardo che vede questo bambino crescere, e fare cose importanti, ma il cui destino si compie contro ogni aspettativa. Una storia con uno sguardo su una vita reale da un mondo irreale.

protagonisti

l’io narrante, la voce protagonista, un essere che non dice nulla di sé ma che si intuisce provenire da un altro mondo.

Il bambino, che vive la sua vita, ricca di emozioni e di talento, osservato come una mosca da un entomologo.

Il papà del bambino, anche lui sotto la lente d’ingrandimento, uomo che cerca il senso delle cose senza mai comprenderlo pienamente.

La mamma del bambino, anche lei cieca nella sua passione umana, ma con la forza dell’intuito che hanno solo le mamme.

Incipit

Come ogni anno, a Natale, in tutta Italia, da nord a sud, vengono allestiti i “presepi viventi”, e così altrettanto nel paesino di Roccamàntica sperduto fra le montagne dei Nèbrodi, nella Sicilia profonda dei lupi. Ma colà, quest’anno, le cose avrebbero preso una piega imprevista.

Erano decenni che si borbottava ma nessuno riusciva, o voleva trovare, un rimedio all’antico problema: a impersonare i ruoli principali c’erano sempre i notabili, e la povera gente comune doveva accontentarsi di vestire i panni di contadini e pastori, che da quelle parti era come dire d’andare a fare il presepio coi vestiti di tutti i giorni, telefonini a parte.

Ma quest’anno la giunta di centro-sinistra, colà andata al potere per la prima volta nella storia della Repubblica, presieduta – novità nella novità – da una donna, la sindaca veterinaria, la giunta comunale indisse un pubblico concorso per mettere fine alla decennale ingiustizia presepistica-sociale: tutti coloro che volevano candidarsi ai ruoli principali dovevano far pervenire alla commissione – opportunamente nominata ad estrazione fra tutti i roccatani – una fotografia in costume del personaggio cui si ambiva.

Sinopsi

E” una favola moderna, e per lettori adulti, che partendo da un fatto di folklore diventa una critica sociale che dal particolare del paesino immaginario della Sicilia si ripercuote su tutto il territorio nazionale. Un fatto di cronaca locale che diventa cronaca e dibattito nazionale sulle differenze e la diversità, sull’identità di genere e la sessualità. Una storia ricca di personaggi caratteristici, situazioni divertenti e colpi di scena.

Personaggi

Rocco Bellachioma, il protagonista, è un giovane omosessuale che vivendo in una provincia ristrettissima anche nei valori sociali, ha attuato una sua fuga mentale dal quotidiano e ora, nell’occasione del presepio vivente, organizza una stupefacente fuga anche reale.

Donna Titina, sua madre, donna mite e sottomessa ai maschi di casa, il marito e il suocero, che sogna un riscatto come donna… attraverso la dirompente femminilità del figlio.

Ubaldo Bellachioma, suo padre, notajo, uomo forte e apparente tutto d’un pezzo che però deve cedere lo scettro di maschio alfa al suo vecchio padre, Rocco sr.

Don Procopio Pisicchio, il prete del paese, da sempre organizzatore e regista del presepio vivente che quest’anno si vede scippato del titolo dalla sindaca comunista.

Antonia, 23 anni, svogliata componente della giuria chiamata ad assegnare i ruoli del presepio, che però, sotto la sua aria sorniona, rivela una grande iniziativa che la condurrà ad essere una dei protagonisti della vicenda.

Efisio, altro componente della giuria, schierato fra i cosidetti progressisti contro la volontà del prete, ma solo per calcolo e tornaconto.

La bidella, altra componente della giuria intruppata fra i conservatori.

La sindaca di centro-sinistra alla cui iniziativa si deve questa nuova edizione del presepio vivente, che si rivelerà opportunista come chiunque altro.

incipit

Quel giorno, che si sarebbe rivelato campale, all’inizio eravamo in quattro: io, Alessia la mia ragazza, il mio amico Patrizio e la sua ragazza Danila. La mattina eravamo andati al mare con l’intento di restarci tutto il pomeriggio, pranzare lì a base di pesce e tutto il resto, insomma quello che si fa a ferragosto. Ma era già cominciata come una mattinata ventosa, e vabbè, anziché nuotare al largo abbiamo fatto gli scemi fra le onde, solo che poi hanno cominciato ad addensarsi pure i nuvoloni. Ma la gente, ormai che c’era, e che era arrivata fin lì col culo d’aver trovato pure parcheggio, voleva resistere il più possibile, perché tanto, se c’è davvero voglia di divertirsi, ti diverti anche quando in spiaggia si scatena una tempesta.

Noi no. Alle ragazze è venuta l’idea di andare in questo nuovo enorme centro commerciale che avevano aperto, ed era pure l’ultimo giorno di saldi. A me i centri commerciali mi fanno l’effetto museo: dopo il primo quarto d’ora me ne voglio già scappare, e non riesco a capire come si fa a stare tre quarti d’ora davanti a un quadro come dentro a un negozio di abbigliamento. Dall’occhio di Patrizio ho capito che era sulla mia stessa lunghezza d’onda ma non potevamo fare gli stronzi tutt’e due, così, prima che io potessi dire quant’ero entusiasta dell’idea, lui m’ha bruciato ai millesimi di secondo, e s’è preso il merito di fare l’entusiasta, lo splendido, appassionandosi oltre misura all’idea di passare l’intero pomeriggio al centro commerciale. Ah sì? voleva giocare sporco? allora avrei giocato sporco fino in fondo: così io dissi “sì” e “vabbè” e “andiamo” con molta sufficienza, caricandomi tutto solo, sulle mie povere spalle, il peso dell’essere lo stronzo del quartetto.

sinopsi

Una giornata che comincia normale e che finisce alla centrale dei carabinieri, un racconto molto dialogato con una struttura teatrale di impianto brillante, ma per trattare un argomento serio… E un paio di colpi di scena finali: uno da chiusura di sipario e l’altro che riguarda l’intimità segreta del protagonista.

personaggi

Marco, neolaureato in giurisprudenza, che a causa di un’accusa infamante e senza fondamenta passa una giornata da incubo dai carabinieri. Giornata che lui gestisce con acume, cinismo e un pizzico di fortuna…

Una mamma che lo ha, suo malgrado, portato in centrale per sporgere denuncia contro di lui, dove è costretta a fermarsi per chiarire ogni confuso dettaglio, anche lei a lungo interrogata dal maresciallo dei carabinieri.

Il maresciallo nel cui ufficio convergono i protagonisti, uomo sornione e pignolo, ma anche comprensivo pur se determinato a far rispettare la legge.

Patrizio, amico del protagonista, che lo spalleggia e sostiene fino alla fine.

Alessia, ragazza di Marco, e Danila, ragazza di Patrizio, che in questa storia faranno la figura delle donne che hanno perso un’occasione per tacere.

Pianegonda, l’appuntato addetto alla trascrizione del verbale, figura tipica del carabiniere da barzelletta.

incipit

“Tutto bene, bambino?” chiese l’uomo sedendosi al nostro tavolo nel fast-food affollato. “Sì, grazie…” balbettai, ma poi dalla sua faccia capii che non stava parlando con me, ovvio, non sono più un bambino, ho sedici anni.

Anche se lo so che molti pensano che sono scemo come un bambino o, come dice la mamma, ho il cuore innocente. Anche se io non mi sento innocente, tutt’altro, sono cattivo, e mi sento il cuore nel buio.

“Tutto bene, bambino?” ripeté l’uomo, carezzando la testa riccia di Davide, che tutto beato si stava succhiando con la cannuccia il suo shaker al cioccolato.

Ma quella mano grossa sulla testa del bambino mi fece saltare il nervoso e gliel’afferrai per storcergliela, facendo un casino, rovesciando la mia aranciata e il panino per terra.

La gente si girò tutta a guardarci. Accorse un ragazzo col grembiulone del fast-food e l’uomo gli mostrò un tesserino dicendogli “Tutto bene”. Ma la gente continuava a guardare.

“Chi sei?” gli chiesi allora. E lui mostrò il suo tesserino anche a me, ma non capivo, vedevo la sua faccia nella piccola fotografia e non riuscivo a leggere nulla, mi ballava tutto davanti, tanto era il nervoso. “Chi sei tu? – ripetei – Che cosa vuoi da noi?”.

“Sono un poliziotto, non lo vedi? cretino!” mi disse allora, facendo la faccia peggiore che aveva. Ma io non ho paura di chi fa la faccia brutta, e cretino non me lo doveva dire: lo afferrai per il collo e gli diedi una testata sul naso. Lo avevo imparato a scuola e aveva sempre funzionato, anche con quelli più grossi di me, che se lo dovevano togliere il vizio di dirmi cretino.

E anche stavolta, come a scuola, successe il finimondo. 

“Tutto bene, bambino?” chiese l’uomo sedendosi al nostro tavolo nel fast-food affollato. “Sì, grazie…” balbettai, ma poi dalla sua faccia capii che non stava parlando con me, ovvio, non sono più un bambino, ho sedici anni.

Anche se lo so che molti pensano che sono scemo come un bambino o, come dice la mamma, ho il cuore innocente. Anche se io non mi sento innocente, tutt’altro, sono cattivo, e mi sento il cuore nel buio.

“Tutto bene, bambino?” ripeté l’uomo, carezzando la testa riccia di Davide, che tutto beato si stava succhiando con la cannuccia il suo shaker al cioccolato.

Ma quella mano grossa sulla testa del bambino mi fece saltare il nervoso e gliel’afferrai per storcergliela, facendo un casino, rovesciando la mia aranciata e il panino per terra.

La gente si girò tutta a guardarci. Accorse un ragazzo col grembiulone del fast-food e l’uomo gli mostrò un tesserino dicendogli “Tutto bene”. Ma la gente continuava a guardare.

“Chi sei?” gli chiesi allora. E lui mostrò il suo tesserino anche a me, ma non capivo, vedevo la sua faccia nella piccola fotografia e non riuscivo a leggere nulla, mi ballava tutto davanti, tanto era il nervoso. “Chi sei tu? – ripetei – Che cosa vuoi da noi?”.

“Sono un poliziotto, non lo vedi? cretino!” mi disse allora, facendo la faccia peggiore che aveva. Ma io non ho paura di chi fa la faccia brutta, e cretino non me lo doveva dire: lo afferrai per il collo e gli diedi una testata sul naso. Lo avevo imparato a scuola e aveva sempre funzionato, anche con quelli più grossi di me, che se lo dovevano togliere il vizio di dirmi cretino.

E anche stavolta, come a scuola, successe il finimondo.

sinopsi

Un sedicenne in fuga col nipotino. Un ragazzo problematico e disadattato incompreso in famiglia e inseguito dalla polizia. Un segreto in famiglia troppo doloroso da svelare.

personaggi

Cristian, l’io narrante. Ha sedici anni e soffre di epilessia, ha scatti di violenza incontrollati e una sofferenza per la quale non conosce ancora le parole. Ma nel corso di questo suo forzato racconto prenderà coscienza di sé e di come affrontare la sua vita.

La mamma di Cristian, una donna troppo presa dal suo ruolo di madre e moglie e che non ha la forza di indagare, né la lucidità per vedere, cosa le accade intorno.

Il Muro di Kalle

incipit

Appena vidi quel ragazzino alto e magro correre rasente i muri, un nome mi venne alle labbra, come un doloroso rigurgito: “Kalle!” “Cosa?” fece il camerata impugnando il kalashnikov per prendere la mira. Nulla, pensai, impugnando anch’io il mio mitra e prendendo la mira sui due ragazzi che correvano verso il muro.

Nulla. Ma in quell’istante mi resi conto di tutto: era la prima volta che pronunciavo quel nome, e questo mi diede uno capogiro: Kalle. Avevo sentito tante volte quel nomignolo da Damian, mio figlio, suo compagno di giochi, ma il suo nome completo era Karl-Heinz, ed era il figlio di Dieter, il fruttivendolo che nella nostra strada da tempo vendeva ormai solo rape e patate. Ed era il figlio di Martine, con la quale anni prima avevo avuto una relazione. Oggi Kalle avrà quanto, tredici anni? sembra uguale a me a quell’età, alto alto e magro magro, ma Martine m’ha sempre detto che non ero io il padre. E ha sempre difeso l’onore di suo marito, di quel marito che aveva tradito ma che amava di un amore malato ed esclusivo: allora certe cose non le capivo, per me era tutto bianco o nero, e solo dopo, vivendo in un grigio perenne, capii quanto in fondo la vita fosse fatta solo di sfumature: i colori accesi, le grandi passioni, vivono poco, come le farfalle e i fiori.

sinopsi

Un evento tragico nei ricordi di un vecchio uomo, di quando era guardia di frontiera nella parte est del Muro di Berlino. Venti anni dopo quell’evento il Muro cadrà e vent’anni dopo ancora è arrivato il momento di condividere questa memoria per far sì che certi drammi non passino invano.

personaggi

Kalle, abbreviazione di Karl-Heinz, è il protagonista del titolo ma è un protagonista inesistente, perché non ha modo di parlare di sé e riviviamo pochi momenti della sua vita attraverso il racconto dell’Io Narrante.

L’Io Narrante non si prensenta, non ha un nome. Ha solo un tragico fatto da raccontare attraverso il filtro della sua coscienza che è la sua famiglia.

Silke, è la moglie dell’Io Narrante che, a sua volta, non parla, non ha nulla da narrare, benché si esprima prepotentemente con le sue azioni e i suoi sguardi, determinanti affinché questa storia possa essere raccontata nel modo in cui viene raccontata.

Damian, il loro figlio. All’epoca dei fatti è un ragazzino e venti anni dopo sarà sul Muro di Berlino per contribuire ad abbatterlo, aiutando il padre ad abbattere il suo muro nell’anima affinché possa raccontare la sua storia.

Martine, è la madre di Kalle. Una figura fragile e tragica che spinge alle estreme conseguenze il suo senso di inadeguatezza, il suo dramma sentimentale e familiare che in un altro periodo avrebbe potuto essere un dramma borghese ma che in quel momento diventa un profondo dramma esistenziale.

Dieter, è il marito di Martine e il padre di Kalle. Un uomo che c’è solo nei ricordi e nel dramma di quella famiglia perché è fuggito all’Ovest abbandonando moglie e figlio. Spinto dal suo desiderio di libertà ma forse anche dal suo senso di inadeguatezza.

Darla

incipit

Quando abbiamo saputo che Anna, nostra sorella, sarebbe venuta in vacanza, da Boston dove insegna italiano e latino, con una sua amica americana di nome Darla, beh, abbiamo cominciato a ridere come maniaci: “Darla sempre, darla a tutti!” e neanche le proteste e minacce di botte di nostra madre ebbero la meglio su quella divertente novità. Minacce di botte, c’è da dire, che non sono uno scherzo anche oggi che siamo uomini adulti e grossi il doppio di lei: allunga un braccio ad afferrarci per le orecchie e ci fa girare per la stanza, e noi non sappiamo se ridere o urlare di dolore.

sinopsi

Darla, l’amica americana, arriva in vacanza in Italia per trascorrere qualche giorno con la famiglia della sua amica italiana… e lo scompiglio che porta non è solo commedia: affiorano sentimenti imprevisti, dolori improvvisi e rivelazioni inaspettate.

personaggi

Camillo è l’io narrante, ha 30 anni e, benché con un ottimo lavoro (è direttore di sala nel ristorante di un ottmo albergo) vive ancora in famiglia con la madre e un fratello minore.

Gabriele è il fratello minore, 25 anni. E’ studente universitario e con Camillo divide ancora la camera coi lettini gemelli, il computer e la battaglia a colpi di cuscini e calzini sporchi.

Toto, senza l’accento, è il fratello maggiore, 35 anni, sposato con Titta. Da ragazzo è stato vittima del toto-calcio dei fratelli minori, ovvero chi riusciva a dargli l’ultimo calcio la sera prima di andare a letto.

Anna, l’unica sorella, 33 anni, è laureta in lingue e insegna italiano a Boston. Il racconto prende inizio da una vacanza in famiglia in cui decide di portare con sé un’amica americana: Darla.

Titta è la moglie di Toto, che è presa in giro dai terribili cognati perché sembra fatta di marzapane e va vestita come una bambola di panno Lenci.

Darla è l’america americana del titolo che si farà protagonista dell’intera vicenda. Ha i capelli rossi e gli occhi verdi, e a prima vista, a Camillo, è sembrata un gamberetto. Salvo poi, a una seconda occhiata…

La Mamma è vedova e nonostante gli ultimi suoi due figli che vivono ancora con lei siano già adulti ancora li rincorre col cucchiaio di legno e li afferra per le orecchie se fanno qualche sciocchezza, e ne fanno!

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.