incipit
“Tutto bene, bambino?” chiese l’uomo sedendosi al nostro tavolo nel fast-food affollato. “Sì, grazie…” balbettai, ma poi dalla sua faccia capii che non stava parlando con me, ovvio, non sono più un bambino, ho sedici anni.
Anche se lo so che molti pensano che sono scemo come un bambino o, come dice la mamma, ho il cuore innocente. Anche se io non mi sento innocente, tutt’altro, sono cattivo, e mi sento il cuore nel buio.
“Tutto bene, bambino?” ripeté l’uomo, carezzando la testa riccia di Davide, che tutto beato si stava succhiando con la cannuccia il suo shaker al cioccolato.
Ma quella mano grossa sulla testa del bambino mi fece saltare il nervoso e gliel’afferrai per storcergliela, facendo un casino, rovesciando la mia aranciata e il panino per terra.
La gente si girò tutta a guardarci. Accorse un ragazzo col grembiulone del fast-food e l’uomo gli mostrò un tesserino dicendogli “Tutto bene”. Ma la gente continuava a guardare.
“Chi sei?” gli chiesi allora. E lui mostrò il suo tesserino anche a me, ma non capivo, vedevo la sua faccia nella piccola fotografia e non riuscivo a leggere nulla, mi ballava tutto davanti, tanto era il nervoso. “Chi sei tu? – ripetei – Che cosa vuoi da noi?”.
“Sono un poliziotto, non lo vedi? cretino!” mi disse allora, facendo la faccia peggiore che aveva. Ma io non ho paura di chi fa la faccia brutta, e cretino non me lo doveva dire: lo afferrai per il collo e gli diedi una testata sul naso. Lo avevo imparato a scuola e aveva sempre funzionato, anche con quelli più grossi di me, che se lo dovevano togliere il vizio di dirmi cretino.
E anche stavolta, come a scuola, successe il finimondo.
“Tutto bene, bambino?” chiese l’uomo sedendosi al nostro tavolo nel fast-food affollato. “Sì, grazie…” balbettai, ma poi dalla sua faccia capii che non stava parlando con me, ovvio, non sono più un bambino, ho sedici anni.
Anche se lo so che molti pensano che sono scemo come un bambino o, come dice la mamma, ho il cuore innocente. Anche se io non mi sento innocente, tutt’altro, sono cattivo, e mi sento il cuore nel buio.
“Tutto bene, bambino?” ripeté l’uomo, carezzando la testa riccia di Davide, che tutto beato si stava succhiando con la cannuccia il suo shaker al cioccolato.
Ma quella mano grossa sulla testa del bambino mi fece saltare il nervoso e gliel’afferrai per storcergliela, facendo un casino, rovesciando la mia aranciata e il panino per terra.
La gente si girò tutta a guardarci. Accorse un ragazzo col grembiulone del fast-food e l’uomo gli mostrò un tesserino dicendogli “Tutto bene”. Ma la gente continuava a guardare.
“Chi sei?” gli chiesi allora. E lui mostrò il suo tesserino anche a me, ma non capivo, vedevo la sua faccia nella piccola fotografia e non riuscivo a leggere nulla, mi ballava tutto davanti, tanto era il nervoso. “Chi sei tu? – ripetei – Che cosa vuoi da noi?”.
“Sono un poliziotto, non lo vedi? cretino!” mi disse allora, facendo la faccia peggiore che aveva. Ma io non ho paura di chi fa la faccia brutta, e cretino non me lo doveva dire: lo afferrai per il collo e gli diedi una testata sul naso. Lo avevo imparato a scuola e aveva sempre funzionato, anche con quelli più grossi di me, che se lo dovevano togliere il vizio di dirmi cretino.
E anche stavolta, come a scuola, successe il finimondo.
sinopsi
Un sedicenne in fuga col nipotino. Un ragazzo problematico e disadattato incompreso in famiglia e inseguito dalla polizia. Un segreto in famiglia troppo doloroso da svelare.
personaggi
Cristian, l’io narrante. Ha sedici anni e soffre di epilessia, ha scatti di violenza incontrollati e una sofferenza per la quale non conosce ancora le parole. Ma nel corso di questo suo forzato racconto prenderà coscienza di sé e di come affrontare la sua vita.
La mamma di Cristian, una donna troppo presa dal suo ruolo di madre e moglie e che non ha la forza di indagare, né la lucidità per vedere, cosa le accade intorno.